Nato a Verona il 9 maggio 1928, ha vissuto  e lavorato principalmente nella città natale, frequentò l’Istituto d’Arte ” N. Nani”, allievo di Orazio Pigato e Pino Casarini. Iniziò l’attività artistica come scenografo e bozzettista. Ha esposto a Parigi, Londra, Bruxelles, Kracovia, Zurigo, Hong Kong, Milano, Genova, Verona e molte altre città italiane.
Memorabile la mostra alla Galleria “San Giorgeto “di Verona dove ha esposto una ventina di tele a tema “Piazza delle Erbe a Verona”. In scenografie surreali, ogni volta diverse e sempre incredibili come composizione e come esecuzione, l’artista rivisitava Piazza Erbe ponendola come elemento simbolico di volta in volta per messaggi politici, morali e sociali o solamente trasponendo le immagini di un suo sogno talora dolce e tal altra spettrale.

Altro momento creativo è legato al “Ciclo delle Corride”, dove un’umanità stravolta stravolge la realtà trasformandola in un’enorme tauromachia: “cosa rimane del mito e dell’eroe dopo il fatto?” Sezioni e brandelli che verranno divorati e dimenticati ma potrebbero anche divenire “cibo” per una nuova generazione.

Ha realizzato, tra le molte altre, un ciclo d’opere d’ispirazione surreale, di proprietà del Museo Francescano di Reggio Emilia, e qui visibili in mostra permanente, sulla vita di S. Francesco ispirandosi ai due testi ” Vite” di Tommaso da Celano, distaccato interprete delle opere già di per sé surreali di Francesco. Delle 35 tavole che fanno parte del ciclo, 12 sono state diffuse in tutto il mondo, riprodotte in una serie 12 cartoline in sei lingue.

Arte che provoca una moltitudine di emozioni e che, nello stesso tempo, interroga e trasmette messaggi. Egli sta cercando il genere espressivo più opportuno – l’ironia, il sarcasmo, la preterizione? – per mettere l’umanità davanti allo specchio e quest’opera antropologica si sviluppa lungo tutta la sua vita e la produzione artistica.

Si sono occupati di lui giornali, riviste, radio e TV; in particolare, scrive, in una nota critica, Padre A.Bergamaschi,suo mentore e docente di pedagogia all’Università di Verona: “Arte magnetica quella di Berico, in cui l’eikon (immagine) aggancia tutte le nostre fibre estetiche, ma anche arte in cui il logos (pensiero) ci costringe a porre problemi a noi stessi e a tutta la realtà.”

Berico ama porsi davanti al foglio o alla tela anche per creare un’opera con il pubblico, meglio ancora con i bambini, perché l’arte vera è anche gioco, coinvolgimento e spontaneo moto dell’animo. L’artista non ha paura di un’esperienza culturale e didattica delle più intense e gratificanti ed ama riproporla ad ogni occasione per avvicinare al soggetto del suo amore quanti più possano trovare nella pittura il loro modo di esprimere le proprie emozioni.

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